In corrispondenza della 2° elementare, la parrocchia inizia il percorso di iniziazione alla fede cristiana.

Non è un semplice percorso catechistico, è una sfida molto impegnativa, e anche molto più bella e ricca.

La forma del catechismo di oggi deriva da una civiltà contadina: una impostazione scolastica settimanale, in funzione della preparazione ai sacramenti, dentro alla piccola parrocchia che ha cura delle anime, in un paese cristiano. Ci troviamo di fronte a quello che possiamo definire un «modello di inculturazione della fede». Questo modello poteva fare conto su tre grembi generatori della fede.
La fede veniva trasmessa in famiglia, non teoricamente (facendo catechismo nelle case), ma dentro la vita quotidiana. Si trasmetteva per osmosi, nelle vicende quotidiane. I bimbi la respiravano nei rapporti che si vivevano, nel modo in cui si reagiva alle cose tristi e belle che succedevano (le feste, i lutti, le difficoltà economiche…), nel modo con cui si pensava e si parlava, nel modo con cui si pregava insieme.
Quando iniziava la scuola elementare, la maestra prendeva il testimone e continuava questa educazione religiosa diffusa, perché la scuola era una settimana di educazione morale e religiosa, senza fratture con quello che avveniva in famiglia.
Poi c’era il paese, che costituiva una specie di grembo protettivo. Ognuno, in paese, si sentiva responsabile non solo dei suoi figli, ma anche di quelli degli altri. Il paese era la famiglia allargata, il terzo luogo educativo in sintonia con i primi due.
Questo sistema sociale costituiva il tessuto generativo per l’educazione umana, morale e religiosa dei ragazzi. Erano tre grembi iniziatori, e iniziavano a vivere, a comportarsi bene, a credere in Dio. Queste tre forme di educazione (umana, morale e religiosa) agivano in sintonia dentro un sistema sociale in cui il cittadino e il cristiano erano la stessa cosa.
La parrocchia non aveva di per sé il compito di generare alla fede, ma di nutrirla, renderla coerente. In questo compito essa poteva contare su tre luoghi generativi e, quanto a lei, si impegnava a nutrire e curare quello che era già stato generato.
In tale contesto l’ora del catechismo aveva il compito di far apprendere cognitivamente quello che i ragazzi vivevano diffusamente nelle loro famiglie, a scuola, in paese. Trasmetteva la grammatica di quello che le persone vivevano e in cui credevano. Poco importa se i ragazzi non capivano tutto il significato del catechismo che imparavano a memoria. Erano codici qualche volta strani, ma allo stesso tempo familiari, facevano parte di un paesaggio condiviso. Le catechiste (il femminile è d’obbligo, salvo rare eccezioni) avevano un compito molto semplice: far imparare delle cose, potendo contare su tutto il resto. A questo aggiungevano sempre il loro entusiasmo e il loro amore.
Questo è importante da capire: nessuno dei nostri nonni e delle nostre nonne catechiste si è mai sognato di iniziare alla fede attraverso l’ora del catechismo. L’iniziazione era «sociologica». Al catechismo spettava il compito di «far imparare la fede» a livello di contenuti, dando per assodato che si aveva già tutta l’esperienza di fede nella vita quotidiana.
Oggi è cambiato praticamente tutto. Il mondo da cui veniamo, quello del paese con il campanile al centro, se ne è andato. Siamo ormai nel villaggio globale, multiculturale, secolare e plurireligioso allo stesso tempo, il paese di internet e dei media. Il modello di parrocchia, di iniziazione e di catechesi, che hanno dato prova di efficacia per lunghi secoli, sono in difficoltà. Né l’autocolpevolizzazione né la colpevolizzazione (di noi stessi, di catechisti, dei parroci, dei ragazzi, delle loro famiglie, della società…) rende ragione di quello che sta succedendo. C’è solo da capire che, se viene meno il contesto di cristianità, il modello che per secoli si è rivelato adeguato mostra ora tutte le sue crepe. Per un mondo globalizzato, interetnico e plurireligioso, la Chiesa è semplicemente chiamata a cercare un nuovo modo di inculturazione della fede, un nuovo modo, cioè, di stare in questo mondo con la grazia del vangelo. Anche là dove il campanile è rimasto ancora al centro del paese, questo paese non è più cristiano. Il mondo è diverso, e dei tre grembi di educazione morale e religiosa sopra indicati, non rimane praticamente nulla. Ce ne accorgiamo perché tutti noi siamo in difficoltà sull’ambito di fede.
La Chiesa, che nel passato ha dato prova di amore per il vangelo e di creatività pastorale, è chiamata a stare in maniera nuova dentro questo mondo e a trovare un nuovo modello di inculturazione del vangelo. È un tempo difficile ma favorevole. Può iniziare una bella avventura.

(Biemmi E., Il secondo annuncio. La grazia di ricominciare, EDB 2011)

Faremo una serata di presentazione dei due percorsi offerti: quello dell’Azione Cattolica (ACR) e quello svolto con l’aiuto dei genitori. L’appuntamento è per lunedì 21, alle ore 20:45, nel salone S.Francesco (ingresso dai campi da calcio).

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